Nel trattamento della scoliosi, ciรฒ che si vede รจ solo una parte del problema.
Dietro ogni curva esistono rotazioni, compensazioni e adattamenti complessi che coinvolgono lโintero corpo e la vita del paziente. Abbiamo approfondito questi aspetti con il Prof. Emanuele Di Ciaccio, docente internazionale e riferimento nella Rieducazione Posturale Globale, per capire cosa fa davvero la differenza nella pratica clinica.

1. La scoliosi viene spesso definita una patologia ‘silente’. Dal tuo punto di vista clinico, qual รจ l’aspetto piรน sottovalutato dai fisioterapisti?
La scoliosi viene spesso trattata come se fosse una questione puramente “di gradi”. Si guarda la curva radiografica, si aspetta che superi una certa soglia, e solo allora si interviene. Quello che invece viene troppo spesso trascurato รจ la tridimensionalitร della deformitร : la scoliosi non รจ solo una deviazione laterale, ma una rotazione vertebrale, una modificazione della gabbia toracica, una compensazione di tutto il sistema muscolare. Chi sottovaluta questa complessitร rischia di trattare una parte del problema lasciando il paziente a forte rischio di peggioramento.
2. Oggi si parla sempre piรน di approccio multidisciplinare. Nella pratica quotidiana, cosa cambia davvero quando c’รจ una collaborazione reale tra le figure coinvolte?
Il lavoro multidisciplinare cambia tutto quando รจ reale, e quasi nulla quando รจ formale. Il fisioterapista, il medico ortopedico o fisiatra e, quando serve, il tecnico ortopedico per il corsetto, devono davvero lavorare insieme sullo stesso paziente. Questo significa che le decisioni si prendono conoscendo il percorso dell’altro: se inizia il corsetto, il fisioterapista sa giร com’รจ impostato e costruisce il percorso terapeutico anche in funzione di quello. Non si fa fisioterapia “accanto” alla medicina, ma insieme. La differenza per il paziente รจ sostanziale.
3. Nel trattamento della scoliosi, quanto conta il lavoro sulla respirazione e perchรฉ spesso viene sottovalutato nella pratica clinica?
Nella metodica RPG la respirazione รจ parte integrante del trattamento. La scoliosi modifica la meccanica toracica: le coste ruotano insieme alle vertebre, la gabbia perde simmetria, e questo impatta direttamente sulla capacitร respiratoria e sulla rigiditร dei tessuti. Lavorare sulla respirazione non รจ un esercizio di rilassamento: รจ un modo per accedere alle strutture piรน profonde, per mobilizzare il torace in modo selettivo e per integrare la correzione posturale in un gesto che il paziente ripete migliaia di volte al giorno. Quando questo aspetto viene omesso, il trattamento rimane in superficie.
4. Qual รจ l’errore piรน frequente che vedi nel trattamento della scoliosi nei primi anni di professione?
L’errore che vedo piรน spesso รจ quello di lavorare sulla scoliosi come se fosse un problema locale. Si interviene sul tratto in curva, si allungano i muscoli dal lato concavo, si rinforzano quelli dal lato convesso, seguendo una logica segmentale. Ma la scoliosi รจ una condizione che coinvolge le catene muscolari in tutto il corpo: i piedi, il bacino, la tensione diaframmatica. Un approccio che non ragiona in globalitร e con grande manualitร da parte del terapista, ottiene risultati limitati perchรฉ le compensazioni rimangono.

5. Per un fisioterapista che vuole migliorare davvero nella gestione della scoliosi, cosa dovrebbe cercare in una formazione avanzata?
Cercherei una formazione che non si limiti alla classificazione delle curve o ai protocolli standard, ma che insegni a ragionare sul paziente come sistema. Nella scoliosi questo รจ fondamentale: bisogna saper leggere la tridimensionalitร , capire come si compensano le catene muscolari, integrare la respirazione nel trattamento, e saper dialogare con le altre figure che seguono il paziente. Un corso avanzato dovrebbe dare strumenti clinici reali, non solo nozioni teoriche. ร esattamente quello che cerca di fare il corso RPG Souchard avanzato sulla valutazione e trattamento della scoliosi: non un aggiornamento teorico, ma un percorso che cambia il modo in cui guardi e tratti il paziente.
6. Se dovessi dare un consiglio a un fisioterapista RPG che vuole specializzarsi nella scoliosi, qual รจ il primo passo concreto che dovrebbe fare?
Il primo passo รจ osservare davvero il paziente con scoliosi, non solo la sua radiografia. Mettiti di fronte a un paziente, fallo respirare, fallo muovere, guarda come si compensano i segmenti. La competenza nella scoliosi inizia da lรฌ: dalla capacitร di valutare quello che non si vede sulla lastra. Poi viene la formazione specifica, ma se non si impara a guardare, i contenuti tecnici restano astratti.
7. Qual รจ la domanda che i pazienti con scoliosi ti fanno piรน spesso, e quale risposta ti sembra ancora difficile da dare?
La domanda piรน frequente รจ: “Guarirรฒ?” Ma quando lavori con gli adolescenti, la vera sfida non รจ rispondere a quella domanda, รจ molto prima. ร convincere un ragazzo di 13 anni che deve portare un busto, fare esercizi a casa, rinunciare a una parte della sua normalitร . Non lo puoi fare con la clinica. Devi entrare in relazione con lui, con i suoi genitori, con le sue paure.
La famiglia spesso amplifica l’ansia, il ragazzo la porta su di sรฉ senza strumenti per gestirla. Il nostro lavoro in quella fase รจ anche questo: aiutarli a rileggere la scoliosi non come una condanna, ma come qualcosa che si puรฒ governare. Quando un adolescente inizia a fare gli esercizi perchรฉ ha capito il perchรฉ, non perchรฉ glielo abbiamo imposto, รจ lรฌ che il trattamento comincia davvero. E quando arriva all’etร adulta con una curva stabile e una vita pienamente autonoma, capisci che il lavoro piรน importante non era tecnico, era relazionale.

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La scoliosi rappresenta una delle sfide piรน complesse โ e allo stesso tempo piรน formative โ per un fisioterapista. Perchรฉ obbliga a fare un passo in piรน: passare dallโapplicazione tecnica alla costruzione di un metodo clinico consapevole. La gestione della scoliosi richiede infatti una competenza tecnica profonda ma anche una visione globale del corpo umano e un approccio empatico.Ed รจ proprio in questo passaggio che si costruisce la differenza tra intervenire sul sintomo e prendersi realmente cura del paziente.
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